ARTICOLI CHE PARLANO DI OPERE CONTRO LA FEDE CRISTIANA E ARTICOLI CHE DIFENDONO LA FEDE CRISTIANA.

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mercoledì 16 dicembre 2009

LETTERA APERTA AI STIMMATINI E AL VESCOVO DI VERONA (di Marcello Sartori)

Giro questa email che ho appena ricevuto, scritta da Sartori :

LETTERA APERTA AI STIMMATINI E AL VESCOVO DI VERONA (di Marcello Sartori)

Signori stimatini

Sono un artista professionista e amico dello scultore Danielon, so che ha frequentato anche la scuola di teologia.

Ho lavorato anche io nel campo dell’arte sacra e posso affermare che tutte immagini sono cariche di significato ma lo sono in particolar modo le immagini sacre.

Mi è stato segnalato il vostro sito con la statua della Madonna "Madre di Dio",( così la presentate) , sotto il titolo "Avvento a Sezano", collocata nella vostra AULA LITURGICA come segno dell'Avvento., è completamente nuda. L’ ho vista !

Non ho più parole, sono profondamente indignato, sappiate che mi avete destato dal torpore.

La mia indignazione, la rabbia che mi avete generato voi " stimatini di Sezano" è enorme.

Sono convinto che Dio non lascerà impunita questa vergogna. Nel frattempo porterò il fatto a conoscenza a chi di dovere e farò tutto ciò che mi è possibile per difendere la sacralità delle immagini oggi in mano a persone amiche del "cornuto".

Vergognatevi, siete persone non solo ignoranti perchè nessun testo sacro si permette nemmeno minimamente a parlare di Maria in questo modo, anche ogni ebreo laico di oggi si offenderebbe pesantemente. I mussulmani hanno stima e rispetto di Maria madre del profeta Gesù e loro la trattano con più dignità.

Gesù è stato appeso in croce e DENUDATO perchè dovesse patire non solo con il fisico ma anche con l’umiliazione.

Perchè non fate fare le sculture nude delle vostre mamme, forse capirete qualcosa.

La Madonna, Maria è MIA MADRE, mi ha accompagnato alla Chiesa e oggi vedo Mia Madre vergognosamente umiliata ! e in una AULA LITURGICA da persone che hanno studiato teologia, da persone inviate e benedette dalla Chiesa a svolgere una missione.

Da tempo ho capito qual’è la vostra vera missione ma ora avete innescato una miccia: è tempo di dire BASTA ! E’ TEMPO di REAGIRE !! è tempo che le persone di buona volontà formino una barriera di fronte a questa EMERGENZA ETICA.

Disprezzando le immagini sacre disprezzate la dignità della vita e dell’essere umano.

Se si può offendere oggi impunemente la Madre di Dio cosa accadrà domani a tutte le madri.

La responsabilità non è dell’artista ( l’artista è devoto solo a se stesso) ma è vostra che raccogliete la spazzatura e la mettete in una aula liturgica e che vi inchinate e pregare di fronte a immagini non della madre di Dio ma delle nuove vestali alle quali voi "stimatini di Sezano" avete dimostrato di essere devoti

Avete fatto un insulto gravissimo alla Madre di Dio…… Ma è ancora più grave che l’autorità ecclesiastica tolleri queste cose.

Marcello Sartori

Coordinatore regione veneto

de "IO AMO L’ITALIA"

msartori@c.point.it
http://www.tradizione.biz/forum/viewtopic.php?p=204900&sid=b7d47de35eebce0ef26b13e8c5387424

martedì 15 dicembre 2009

SCULTURA MADONNA BLASFEMA A SEZANO


GRAVE DISSACRAZIONE


A nome del "Centro Culturale Nicolò Stenone" mi unisco all'indignazione espressa dall'artista Marcello Sartori di Verona e da molti altri, per quanto riguarda certa arte contemporanea che viene definita "sacra" quando invece è dissacrante e volgare, e mi riferisco in particolare alla scultura di una donna in bronzo esposta nella cappella di Sezano dei padri Stimatini di Verona che dovrebbe rappresentare la Madonna. Una Madonna tutta nuda e scapigliata, che avanza con passo di danza tenendo una mano dietro e l'altra davanti su un pancione enorme che le cade giù, ebbene questa scultura dovrebbe comunicare, secondo le dichiarazioni degli ultimi esegeti esperti in acrobazie, sentimenti sublimi, quando invece la gente comune sente ripugnanza e disgusto. Se una prostituta si vedesse ritratta in quel modo si sentirebbe offesa nella sua femminilità.


Se "il bello è lo splendore del vero", come diceva Platone supportato poi da S. Tommaso, va da sé che la vera opera d'arte deve innanzitutto parlare di Verità, cioè essere comprensibile all'intelletto suscitando gioia interiore al suo sguardo, e non disgusto da superare con motivazioni assurde.


Non si può definire "sacra" una qualunque composizione artistica per il solo fatto che ha come oggetto personaggi della Sacra Scrittura, anzi, il più delle volte si tratta di opere d'arte dissacranti o blasfeme, come ad esempio quei tanto discussi quadri che raffigurano Gesù Cristo in atteggiamento orgiastico con gli Apostoli, esposti addirittura nel museo diocesano di Vienna. La stessa cosa dicasi per certi film o romanzi di autori notoriamente miscredenti, che non possono essere considerati fonte di verità storica solo perché trattano, spesso in modo offensivo e volutamente manipolato, della vita di Cristo.


Che queste volgarità o dissacrazioni vengano proposte dai nemici di Cristo è cosa ormai risaputa, ma che addirittura certi nostri "Consacrati", frati, suore, sacerdoti, teologi, vogliano giustificare e difendere queste autentiche profanazioni, accettandole nelle loro case, o chiese, o librerie come se si trattasse di "opere d'arte sacra", è un fatto gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio perché è lo stravolgimento della Verità in nome dell'idiozia e della peggiore ignoranza quando non addirittura, della voluta perversione. Tutti noi ci auguriamo che questo periodo della nostra storia, gravemente contrassegnato dalla presenza del "maligno" in tutti i settori della vita: religiosa, civile, politica, ecc. che si manifesta con omicidi, efferatezze, imbrogli, calamità e violenze di ogni genere, e che ha la sua radice principale nel categorico rifiuto della Divina Presenza di Gesù Cristo tra noi, sia come Crocifisso, sia come Bambino inerme nel presepio, ci auguriamo che questo periodo storico possa essere per ciascuno di noi stimolo e sfida per una decisa reazione, per un fedeltà più coraggiosa a Cristo, nostro Redentore, a iniziare dai nostri Pastori costituiti in autorità che rischiano talvolta di giocarsi l'anima per il loro colpevole silenzio.


Christus vincit, Christus regnat! Buon Natale a tutti.


patrizia.ste...@alice.it


http://groups.google.com/group/centro-religione-cristiana?hl=it

domenica 3 febbraio 2008

IL REVERENDO LOUIS WEIL-ESALTA LA SCULTURA BLASFEMA DELLA MADONNA NUDA DI GUY REID

L’Ancella del Signore
di Louis Weil
L’omelia seguente è stata pronunciata nella Chiesa di Santa Maria Vergine per la festa di Annunciazione dell’8 aprile 2002 dal Reverendo Louis Weil, James F. Hodge, Professore di Liturgia alla Church Divinity School of the Pacific.


""Ecco, io sono l’ancella del Signore.
Avvenga di me secondo la tua parola".
-- Luca 1: 38

Circa due anni fa, una nuova statua di Nostra Signora e del Bambino Gesù installata nella chiesa di S. Matteo a Londra provocò una certa protesta sulla stampa religiosa. Se guardate la statua dal di fronte, la Madre Benedetta vi presenta il Figlio. Nessuna delle due figure ha un volto dolce o grazioso: non c’è niente di sentimentale né nella Madre né nel Figlio. Ciò che vedete è un ritratto estremamente essenziale della nostra umanità.

Il Bambino è nudo. Ma questo non è inconsueto in molta arte cristiana, come, per esempio, nel Della Robbia qui a Santa Maria. Però, guardando Nostra Signora che tiene il Bambino, vi accorgete che è svestita anche lei, ed è questo, naturalmente, che fece esplodere le critiche. Si disse che era sconveniente, addirittura degradante per la Vergine Benedetta, l’esser raffigurata nuda.

Intervistai lo scultore, Guy Reid, in merito a queste proteste. Dopo l’apparizione dei primi articoli, gli era stata richiesta un’intervista, e lui si era dichiarato stupito della reazione negativa. Disse di aver “semplicemente raffigurato Nostra Signora come seconda Eva". Di fronte a ciò, i critici tacquero. L’artista si era addentrato in una delle più fondamentali immagini teologiche della Madre di Nostro Signore: l’immagine di colei in cui la disobbedienza dell’umanità è capovolta; di colei che, accettando il volere divino, fa sì che la Chiesa possa cantare, alla vigilia di Pasqua: "Benedetta iniquità, che hai ottenuto per noi una redenzione così grande". Il peccato di Adamo è capovolto dalla frase di Maria: "Sia di me secondo la tua parola".

La statua di Londra ci rammenta la nostra tendenza ad addomesticare le immagini: a domarle, a renderle innocue e non problematiche, a sceglierne un ristretto gruppo dalla vasta gamma di quelle emerse dall’esperienza della Chiesa e del Sacro.

Abbiamo bisogno di molte immagini se vogliamo evitare di prenderne alla lettera alcune delle più sicure. Per la Vergine Benedetta la gamma è vasta: dalle grandi icone del Theotokos, il Portatore di Dio, che ci parla del ruolo elevato di Maria, fino, ad esempio, alla sconcertante scena d’apertura del film di Pasolini Il Vangelo secondo Matteo, in cui vediamo una Maria adolescente disorientata, che è grande con il figlio ma il cui volto sembra chiedere: "A cosa ho dato il mio assenso?" Qui vediamo Maria in tutta la vulnerabilità della sua umanità.

Abbiamo bisogno dell’intera gamma di queste immagini per non cadere nella trappola del credere che ciascuna immagine catturi il significato del mistero dell’azione divina nella storia umana. Il grande rischio dell’identificazione del Sacro con un’unica immagine è che questa diventi un idolo, un idolo che confina a se stesso la nostra visione di Dio ed inibisce il nostro incontro con la Sua gloria, posta al di là di ogni nostra immagine, e alla quale, nel migliore dei casi, le nostre immagini possono condurci.

Così, la statua della Madre e del Bambino in S. Matteo di Londra non costituisce l’ultima parola nel nostro immaginario di Maria e Gesù, ma, all’interno del vasto spettro di immagini, è – credo - un’immagine importante, in grado di sfidarci in maniera particolare. Le figure di Gesù e Maria sono notevolmente forti e vulnerabili al tempo stesso. E’ una combinazione rara: forza e vulnerabilità. Le due figure incarnano la risposta di Nostra Signora all’Annunciazione di Gabriele: "Sono l’ancella del Signore". Qui c’è la forza: so chi sono, sono una figlia di Dio. Ma, pur nella forza di questa identità, c’è anche vulnerabilità: "Che sia di me secondo la tua parola". Qui c’è un’affermazione di assoluta dipendenza, una vulnerabilità che normalmente non associamo alla forza. La nudità delle due figure rende evidente questa vulnerabilità, ma, al tempo stesso, esse sono forti.

In questo modo, la statua ci parla della nostra relazione con Dio: fa appello alla forza e alla sicurezza nella nostra identità di figli di Dio, e allo stesso tempo ci ricorda che, in definitiva, siamo nudi. Siamo vulnerabili a tutti i "cambiamenti e vicissitudini di questa vita mortale", in questa vulnerabilità siamo identificati con la Maria adolescente disorientata, e con lei dobbiamo rispondere ad una vita di cui non ci è fornito alcun tracciato: "Avvenga di me secondo la tua parola".

O, come diciamo nella preghiera del Signore, "Sia fatta la tua volontà".

In questo tempo pasquale, un’immagine primaria di Nostra Signora è quella di "Regina dei Cieli", immagine antica nella tradizione. Già nel quinto secolo, a Roma, abbiamo un mosaico raffigurante Nostro Signore che pone una corona sul capo di sua madre. E’ immagine consona alla Maria Portatrice di Dio, ma dobbiamo ricordare che si tratta di un’immagine derivanteci dalla nostra esperienza storica del potere e dell’autorità. Mi viene in mente l’incontro tra Gesù e Pilato che sentiamo proclamare nella Settimana Santa. Pilato chiede a Gesù: "Allora sei un re?", e Gesù risponde: "Re è una parola tua".

E’ vero: "Re" e "Regina" sono parole nostre. Sono i farfugliamenti e balbettii di noi umani che cerchiamo di trovare parole e immagini atte ad esprimere il nostro timore e la nostra meraviglia all’imbatterci nel Mistero di Dio presente e attivo nella nostra vita. Abbiamo bisogno di tutte le immagini: il Re dei Re, il Servo sofferente, il Bambino in una mangiatoia, la Regina dei Cieli, la Seconda Eva, l’Ancella del Signore.

Ma stanno oltre le immagini la Gloria e l’alterità di Dio, del Santissimo che venne a condividere la nostra umanità quando una giovane popolana giudea disse: "Avvenga di me secondo la tua parola".

Louis Weil

http://www.womenpriests.org/it/body/nakedmad.asp